um muhammad al-mahdi
05-14-2009, 05:20 PM
Khawlah Bint Al-Azwar
Khawlah era la figlia di uno dei capi della tribù dei Bani Assad, e la sua famiglia aveva abbracciato l'Islam nei suoi primi giorni. Il nome di suo padre era Malik oppure Tariq Bin Aws. Al-Azwar era il suo soprannome. Il fratello, Dirar, era cavaliere e poeta della sua tribù, ed era ben noto per la sua saggezza. Il suo amore per la sorella e la fiducia nelle sue capacità erano leggendarie. In realtà, il fratello e la sorella erano cosi' legati l'uno con l' altra che lei lo accompagnava ovunque andasse. Le insegno' tutte le arti della spada e divento' anche un perfetto cavaliere. Oltre a questo, Khawlah aveva padronanza della nobile arte della poesia. Era bruna, alta, magra e di grande bellezza.
Il suo nome rimase sconosciuto, fino alla battaglia di Ajnadin, non lontano da Gerusalemme, dove Drear perse la sua lancia, cadde da cavallo, e fu fatto prigioniero. Ella indosso' l'uniforme di un cavaliere, prese le sue armi e galoppo' sul suo cavallo attraverso le file romane, utilizzando abilmente la sua spada contro chiunque cercasse di fermarla. I soldati musulmani, il loro leader Khalid, guardarono con grande ammirazione, presumendo che fosse un uomo.
Lo storico arabo, Al Waqidi, narra nel suo libro "La conquista di Al Sham (Siria Maggiore)"
"In una battaglia che ebbe luogo a Beit Lahyah vicino Ajnadin, Khalid guardo' un cavaliere, in abito nero, con un grande scialle verde avvolto intorno alla sua vita e che copriva il suo petto. Quel cavaliere ruppe le file romane come una freccia. Chiedendosi dell' identità del cavaliere sconosciuto Khalid e gli altri lo seguirono e si unirono alla battaglia.
Rafe' Umayrah Bin Al-Ta'if era uno dei combattenti. Egli descrisse come quel cavaliere sparpagliasse i ranghi nemici, scomparendo tra di essi, per poi ricomparire dopo un po' con del sangue sgocciolante sulla sua lancia. E lo ripeteva piu' volte senza alcun timore. L'intero esercito musulmano era preoccupato per lui e pregava per la sua sicurezza. Rafe' e altri pensavano che fosse Khalid, che aveva grande fama di coraggio e di essere un genio nei piani militari. Ma Khalid improvvisamente appari' con un certo numero di cavalieri. Rafe' chiese al leader:
"Chi è quel cavaliere? Per Allah, egli non ha alcun riguardo per la sua sicurezza!"
Khalid rispose che non conosceva quell'uomo, pur ammirando molto il suo coraggio. Rimasero affascinati quando videro il cavaliere apparire con un certo numero di cavalieri romani al suo inseguimento. E poi girarsi ed uccidere il più vicino, prima di riprendere i suoi attacchi.
I Romani persero la battaglia e fuggirono, lasciando molti morti e feriti. Khalid cerco' il cavaliere fino a che non lo trovo'. Era coperto di sangue. Egli elogio' il suo coraggio e gli chiese di rimuovere il suo velo. Ma il cavaliere non rispose e cerco' di allontanarsi. I soldati non lo lasciarono andare. E tutti gli chiesero di rivelare la sua identità.
Quando il cavaliere capi' che non vi era alcun modo per evitare tutto cio', rispose con una voce femminile:
"Mio principe, non ho risposto perché sono timida. Lei è un grande leader, e io sono solo una donna il cui cuore è in fiamme".
"Chi siete?" Khalid chiese di nuovo.
"Io sono Khawlah Bint Al-Azwar. Ero con le donne che accompagnano l'esercito, e quando ho capito che il nemico aveva catturato mio fratello, questo mi ha portato a fare cio' che ho fatto".
Khalid ordino' il suo esercito di andare alla ricerca dell' esercito romano in fuga, con Khawlah che dirigeva l'attacco, cercando suo fratello ovunque, ma invano. Per mezzogiorno, la vittoria fu decisiva. La maggior parte dei soldati romani era uccisa.
Sapendo che i detenuti dovevano essere da qualche parte, Khalid invio' Khawlah con un numero di cavalieri a cercarli. Dopo un lungo inseguimento, riuscirono a raggiungere un gruppo di cavalieri romani che stava portando i prigionieri al loro quartier generale. Un'altra lotta ebbe luogo, le guardie romane furono uccise e tutti i prigionieri salvati.
In un'altra battaglia ad Ajnadin, la lancia di Khawlah si ruppe, il suo cavallo fu ucciso, e lei si trovò prigioniera. Ma rimase sorpresa di scoprire che i romani avevano attaccato le donne del campo e catturato alcune di loro. Il loro leader diede i prigionieri ai suoi comandanti, e ordino' che Khawlah fosse portata nella sua tenda. Era furiosa, e decise che morire sarebbe stato più degno di vivere nella disgrazia. Si alzo' tra le altre donne, e le chiamò a combattere per la loro libertà e onore o morire. Le altre erano entusiaste del suo piano. Presero i poli delle tende e con i pali (di esse) attaccarono le guardie romane, mantenendo strettamente la forma di un cerchio, cosi' come aveva detto Khawlah nelle sue istruzioni.
Khawlah guido' l'attacco, uccise la prima guardia con il suo palo, con le altre donne che la seguivano. Secondo Al Waqidi, riuscirono ad uccidere 30 cavalieri romani, mentre Khawlah le incoraggiava con i suoi incitamenti, che di fatto facevano bollire il sangue del nemico.
Il leader romano era infuriato per ciò che era accaduto, e condusse un gruppo dei suoi cavalieri contro le donne, ma cerco' prima di tentarle con molte promesse. Egli disse a Khawlah che l'avrebbe sposata e resa la prima donna di Damasco. Ma ella gli rispose con calma e con grande disprezzo:
"Non ti accetterei nemmeno come pastore dei miei cammelli! Come ti aspetti di degradarmi e farmi venire a vivere con te? Giuro che sarò quella che tagliera' la tua testa per la tua insolenza."
Nella conseguente battaglia, le signore dimostrarono il loro coraggio, mantenendo il loro terreno per un po 'di tempo, incoraggiandosi l'una con l'altra e mandando via i nemici con i loro pali. Improvvisamente, Khalid e l'esercito raggiunsero il campo di battaglia. Nella lotta conseguente, oltre 3000 romani furono uccisi. Le donne che avevano preso parte ai combattimenti erano orgogliose di dire che Khawlah aveva ucciso cinque cavalieri, tra cui il leader che l'aveva insultata.
In un'altra battaglia, i musulmani furono travolti da un esercito romano molto più grande. Molti soldati fuggirono, ma non per molto. Khawlah e le altre donne incontrarono i soldati in fuga, mettendo in discussione le loro dichiarazioni di coraggio e li costrinsero a tornare in battaglia. Gli uomini rimasero sconvolti, quando videro Khawlah sfoderare la spada e condurre un contro-attacco. Tornarono ai loro cavalli e si unirono alla battaglia, che fu vinta.
Uno dei cavalieri presenti quel giorno disse:
"Le nostre donne erano molto più severe con noi che con i Romani. Avevamo l'impressione che tornare a combattere e morire sarebbe stato molto più semplice di affrontare in seguito la furia delle nostre donne".
Khawlah divento' una leggenda durante la sua vita e rimane un mito fino ad oggi. E' stata un esempio per gli uomini e per le donne, che fa capire che si deve lottare per ciò che si crede, e non accettare la sconfitta.
Fonte: "Great Women of Islam" - by Dar-us-salam Publications
Traduzione Italiana: TurnToIslam.Com (http://www.turntoislam.com/forum/../)
Khawlah era la figlia di uno dei capi della tribù dei Bani Assad, e la sua famiglia aveva abbracciato l'Islam nei suoi primi giorni. Il nome di suo padre era Malik oppure Tariq Bin Aws. Al-Azwar era il suo soprannome. Il fratello, Dirar, era cavaliere e poeta della sua tribù, ed era ben noto per la sua saggezza. Il suo amore per la sorella e la fiducia nelle sue capacità erano leggendarie. In realtà, il fratello e la sorella erano cosi' legati l'uno con l' altra che lei lo accompagnava ovunque andasse. Le insegno' tutte le arti della spada e divento' anche un perfetto cavaliere. Oltre a questo, Khawlah aveva padronanza della nobile arte della poesia. Era bruna, alta, magra e di grande bellezza.
Il suo nome rimase sconosciuto, fino alla battaglia di Ajnadin, non lontano da Gerusalemme, dove Drear perse la sua lancia, cadde da cavallo, e fu fatto prigioniero. Ella indosso' l'uniforme di un cavaliere, prese le sue armi e galoppo' sul suo cavallo attraverso le file romane, utilizzando abilmente la sua spada contro chiunque cercasse di fermarla. I soldati musulmani, il loro leader Khalid, guardarono con grande ammirazione, presumendo che fosse un uomo.
Lo storico arabo, Al Waqidi, narra nel suo libro "La conquista di Al Sham (Siria Maggiore)"
"In una battaglia che ebbe luogo a Beit Lahyah vicino Ajnadin, Khalid guardo' un cavaliere, in abito nero, con un grande scialle verde avvolto intorno alla sua vita e che copriva il suo petto. Quel cavaliere ruppe le file romane come una freccia. Chiedendosi dell' identità del cavaliere sconosciuto Khalid e gli altri lo seguirono e si unirono alla battaglia.
Rafe' Umayrah Bin Al-Ta'if era uno dei combattenti. Egli descrisse come quel cavaliere sparpagliasse i ranghi nemici, scomparendo tra di essi, per poi ricomparire dopo un po' con del sangue sgocciolante sulla sua lancia. E lo ripeteva piu' volte senza alcun timore. L'intero esercito musulmano era preoccupato per lui e pregava per la sua sicurezza. Rafe' e altri pensavano che fosse Khalid, che aveva grande fama di coraggio e di essere un genio nei piani militari. Ma Khalid improvvisamente appari' con un certo numero di cavalieri. Rafe' chiese al leader:
"Chi è quel cavaliere? Per Allah, egli non ha alcun riguardo per la sua sicurezza!"
Khalid rispose che non conosceva quell'uomo, pur ammirando molto il suo coraggio. Rimasero affascinati quando videro il cavaliere apparire con un certo numero di cavalieri romani al suo inseguimento. E poi girarsi ed uccidere il più vicino, prima di riprendere i suoi attacchi.
I Romani persero la battaglia e fuggirono, lasciando molti morti e feriti. Khalid cerco' il cavaliere fino a che non lo trovo'. Era coperto di sangue. Egli elogio' il suo coraggio e gli chiese di rimuovere il suo velo. Ma il cavaliere non rispose e cerco' di allontanarsi. I soldati non lo lasciarono andare. E tutti gli chiesero di rivelare la sua identità.
Quando il cavaliere capi' che non vi era alcun modo per evitare tutto cio', rispose con una voce femminile:
"Mio principe, non ho risposto perché sono timida. Lei è un grande leader, e io sono solo una donna il cui cuore è in fiamme".
"Chi siete?" Khalid chiese di nuovo.
"Io sono Khawlah Bint Al-Azwar. Ero con le donne che accompagnano l'esercito, e quando ho capito che il nemico aveva catturato mio fratello, questo mi ha portato a fare cio' che ho fatto".
Khalid ordino' il suo esercito di andare alla ricerca dell' esercito romano in fuga, con Khawlah che dirigeva l'attacco, cercando suo fratello ovunque, ma invano. Per mezzogiorno, la vittoria fu decisiva. La maggior parte dei soldati romani era uccisa.
Sapendo che i detenuti dovevano essere da qualche parte, Khalid invio' Khawlah con un numero di cavalieri a cercarli. Dopo un lungo inseguimento, riuscirono a raggiungere un gruppo di cavalieri romani che stava portando i prigionieri al loro quartier generale. Un'altra lotta ebbe luogo, le guardie romane furono uccise e tutti i prigionieri salvati.
In un'altra battaglia ad Ajnadin, la lancia di Khawlah si ruppe, il suo cavallo fu ucciso, e lei si trovò prigioniera. Ma rimase sorpresa di scoprire che i romani avevano attaccato le donne del campo e catturato alcune di loro. Il loro leader diede i prigionieri ai suoi comandanti, e ordino' che Khawlah fosse portata nella sua tenda. Era furiosa, e decise che morire sarebbe stato più degno di vivere nella disgrazia. Si alzo' tra le altre donne, e le chiamò a combattere per la loro libertà e onore o morire. Le altre erano entusiaste del suo piano. Presero i poli delle tende e con i pali (di esse) attaccarono le guardie romane, mantenendo strettamente la forma di un cerchio, cosi' come aveva detto Khawlah nelle sue istruzioni.
Khawlah guido' l'attacco, uccise la prima guardia con il suo palo, con le altre donne che la seguivano. Secondo Al Waqidi, riuscirono ad uccidere 30 cavalieri romani, mentre Khawlah le incoraggiava con i suoi incitamenti, che di fatto facevano bollire il sangue del nemico.
Il leader romano era infuriato per ciò che era accaduto, e condusse un gruppo dei suoi cavalieri contro le donne, ma cerco' prima di tentarle con molte promesse. Egli disse a Khawlah che l'avrebbe sposata e resa la prima donna di Damasco. Ma ella gli rispose con calma e con grande disprezzo:
"Non ti accetterei nemmeno come pastore dei miei cammelli! Come ti aspetti di degradarmi e farmi venire a vivere con te? Giuro che sarò quella che tagliera' la tua testa per la tua insolenza."
Nella conseguente battaglia, le signore dimostrarono il loro coraggio, mantenendo il loro terreno per un po 'di tempo, incoraggiandosi l'una con l'altra e mandando via i nemici con i loro pali. Improvvisamente, Khalid e l'esercito raggiunsero il campo di battaglia. Nella lotta conseguente, oltre 3000 romani furono uccisi. Le donne che avevano preso parte ai combattimenti erano orgogliose di dire che Khawlah aveva ucciso cinque cavalieri, tra cui il leader che l'aveva insultata.
In un'altra battaglia, i musulmani furono travolti da un esercito romano molto più grande. Molti soldati fuggirono, ma non per molto. Khawlah e le altre donne incontrarono i soldati in fuga, mettendo in discussione le loro dichiarazioni di coraggio e li costrinsero a tornare in battaglia. Gli uomini rimasero sconvolti, quando videro Khawlah sfoderare la spada e condurre un contro-attacco. Tornarono ai loro cavalli e si unirono alla battaglia, che fu vinta.
Uno dei cavalieri presenti quel giorno disse:
"Le nostre donne erano molto più severe con noi che con i Romani. Avevamo l'impressione che tornare a combattere e morire sarebbe stato molto più semplice di affrontare in seguito la furia delle nostre donne".
Khawlah divento' una leggenda durante la sua vita e rimane un mito fino ad oggi. E' stata un esempio per gli uomini e per le donne, che fa capire che si deve lottare per ciò che si crede, e non accettare la sconfitta.
Fonte: "Great Women of Islam" - by Dar-us-salam Publications
Traduzione Italiana: TurnToIslam.Com (http://www.turntoislam.com/forum/../)